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Le ore lunghe lunghe

 

 

Un poeta è in viaggio con il treno. È il tramonto e confuso con il rumore della locomotiva, ode senza volerlo il suono dell’Ave Maria dal campanile di un paesello lontano. Ricorda la preghiera cristiana dallo stesso nome e la casa e il padre che a quell’ora tornava dal lavoro e abbracciava i figli.

O, tinta d’un lieve rossore,

casina che sorridi al sole!

per noi c’è la notte con l’ore

lunghe lunghe, con l’ore sole,

con l’ore di malinconia...

Il treno continua il cammino e il suono della campana si affievolisce e muore. Il poeta va nella notte «tra gli aspri urli, i lunghi racconti…». Così Giovanni Pascoli ne Il Viaggio (Canti di Castelvecchio) in cui affronta il tema del senso di solitudine connesso alla percezione della noia e del passare del tempo senza prospettive.

Le lunghe ore della noia però in altra letteratura possono assumere un aspetto positivo. Scriveva il Siracide 38, 24:

La sapienza dello scriba si deve alle sue ore di quiete; chi ha poca attività diventerà saggio.

Mentre Gesù, che non parlava solo agli scribi, invita nel suo insegnamento a collegare le ore all’azione e alla lucidità mentale (Gv 11, 7ss):

Poi, disse ai discepoli: "Andiamo di nuovo in Giudea!". I discepoli gli dissero: "Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?". Gesù rispose: "Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce". Così parlò e poi soggiunse loro: "Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo".

Un film del 2002 che non a caso si chiama The Hours, narra una giornata e la vita parallela di alcuni personaggi: la scrittirice Virginia Woolf che per abbreviare il lungo scorrere delle ore in campagna inizia a pensare al romanzo La signora Dalloway; Laura Brown, madre di famiglia che negli anni ‘50 legge il romanzo e avverte la pesantezza dello scorrere del tempo; Richard il figlio da lei abbandonato il quale nel 2001, è diventato un famoso poeta. Malato di AIDS lui non sopporta lo scorrere inutile del tempo e si getta dalla finestra di casa. La sua amica-amante porta lo stesso nome della signora Dalloway: Clarissa ed è altrettanto attiva. Nel giugno 1923 anche la ricca signora era stata impegnata in mille incombenze nel tentativo di fuggire le ore lunghe. Alla fine del romanzo è felice per la festa ben riuscita anche se sente nel cuore passarle un’ombra d’inquietudine.

Sorvoliamo sul modo di scrivere della Woolf che non piace a tutti. Ricordo solo un personaggio della Signora Dalloway, cui, a parere mio, spetta un delicato pensiero: l’italiana Crezia, la moglie di Septimus Warren Smith un ex soldato scampato alla guerra, sensibile poeta pazzo e suicida.

Ore lunghe queste? Forse, forse a causa dell’impazienza di arrivare, scrive Colette nell’omonimo romanzo sulla prima guerra mondiale.

Invece il tempo si dilata nella 25ma ora, film di Spike Lee anch’esso del 2002. Monty Brogan è uno spacciatore di droga che deve tornare in carcere e ne ha paura perché è convinto che durante la prigionia per lui inizieranno lunghe ore di sevizie. Cerca di annullare il pensiero in discoteca con la fidanzata e si fa picchiare per sfigurare il suo bel viso (che è quello di Edward Norton). La violenza di cui è intriso il film è disperata, ma alla fine scocca una magnifica 25ma ora. Il padre James accompagna Monty in macchina verso la prigione e lo invita a fare un altro viaggio, a fuggire verso un luogo lontano, dove sarà solo, dovrà stare nascosto, ma potrà ricostruirsi piano piano una vita felice. La narrazione è quasi epica. Purtoppo non accadrà così. Monty compirà il suo destino in prigione anche se nello spettatore resta la sensazione che la 25ma ora sia una grazia più viva e presente di ogni sua dissoluzione.

 

Paola Ircani