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La zanzara e i nostri tempi ... come cambia il mondo e come è sempre uguale!

 

La Tipografia di Francesco Spiombi fu costituita in Firenze nell’aprile 1835.

Qui fece il suo apprendistato Adriano Salani (1834-1908) che nel 1862 se ne andò via per fondare la sua propria casa editrice.

Spiombi si occupò principalmente di edizioni cattoliche, romanzi popolari, canzonette, stampe.

Uscì dalle sue stampatrici anche il settimanale umoristico La Zanzara che vide la luce per la prima volta domenica 7 luglio 1860, e rimase in vita fino al 7 ottobre occupandosi di fatti e fatterelli di Toscana. La sua amministrazione ebbe sede accanto alla scalinata della Badia Fiorentina e ne fu gerente responsabile Narciso Carrara.

Questo il suo programma.

 

«La Zanzara «vola, vola, e va a posarsi dove trova sangue corrotto da suggere, sia pure sangue rosso, sangue bleu o sangue turchino... È libera come l’aria per la quale si aggira, e non teme nulla perché nulla aspetta ... Vede gli studiosi respinti, gl'intriganti prescelti, gli amici di combriccola favoriti, impieghi e cariche elargite a casaccio. Eppoi un'inutile profusione di denari, un pandemonium, un mare magnum di nuovo e di vecchio... un'immensa turba di Don Chisciotti, di Gingillini, di giovani tratti a rimorchio dalle gonnelle, di uomini di buona fede, di uomini di buona fama, di gesuiti in giubba, di asini d' oro, di scribi e farisei... Tutti facienti a gara per mettere i piedi nel paese della cuccagna... Vede deputati piòli, deputati che aprono la bocca per far ridere, deputati col morso in bocca e le redini in mano del cocchiere, ministri che sonnecchiano, funzionari che dormono... Vede giornalisti, che un tempo avevano le dita fuori dalle ciabatte, gittati alla più nera opposizione non per principio, ma per far sacco alle spese dei codini... ed altri ancora che per far lo spirito non hanno nulla di sacro e di santo.

La Zanzara, aborrendo dagli estremi partiti, terrà parola di tutto. Loderà i buoni, deprimerà i tristi, smaschererà gl'ipocriti. Vuol libertà, non licenza; moralità, non scandalo; religione, non ateismo... Italia sia grande, ma abbia per base della sua grandezza il coraggio dei suoi figli, la religione degli avi; ogni civile e patriottica virtù... I giornali debbono essere ciò che il foro agli antichi... Si ride perché il riso è gran scuola ai costumi, si dice; Aristofane fece ridere il popolo, ma questo, uscito dal teatro, volle che Socrate bevesse la cicuta... Dello scherno bisogna usare a ragione... Invece non si distingue l'individuo dalla casta, e ciò quando si dovea chiamare il popolo alla vera libertà, ch' è il rispetto della opinione altrui. Si confonde il cardinal Corsi (eh' ebbe fama di ostinato retrivo) col povero prete morto sui ripari di Palermo... Dunque si sa egli ridere ? Nò, e mille volte nò. Si predica contro gì' impiegati ; ma quando il 27 Aprile rompemmo il giogo ozioso austriaco non volemmo per noi gì' impieghi, gli onori, le cariche. Nò, noi volemmo essere italiani».