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Iperurania

 

Un termine a prestito dalla filosofica greca per raccogliere alcuni pensieri e scritti di spiritualita' e di  mistica della Chiesa cattolica e dei suoi santi sul mondo al di la' del cielo.

      

Particolare da: Vittore Carpaccio, Predica di S. Stefano, 1514 ca., Museo del Louvre.

 

Platonici chiamano il sommo Dio Cielo. Perché come il Cielo contiene tutti gli altri corpi, così Dio tutti gli altri spiriti (Marsilio Ficino).

 

Fui del cielo, e tornerovvi ancora / per dar della mia luce altrui diletto (Dante Alighieri).

 

E tu, Vergine, figlia e madre e sposa di quel Signor che ti dette la chiave / del Cielo e dell’abisso e d’ogni cosa (Luigi Pulci).

 

Padre del ciel, dopo i perduti giorni / dopo le notti vaneggiando spese ... / piacciati ormai col tuo lume io torni ... (Francesco Petrarca).

 

I commensali del cielo

La parola greca che indica il cielo è ouranos, quella latina coelum, dall’etimologia ignota. In molte lingue antiche e moderne il termine ha due significati. In inglese sky è il cielo in senso scientifico oggettivo e heaven è il cielo in senso religioso. In ebraico i samayim - i cieli al plurale - hanno un riferimento religioso e raqia è il firmamento.

Fino dall’antichità quindi il cielo era il ‘luogo’ della trascendenza, la dimora spirituale di Dio. Vasto e sconfinato, dava l’idea dell’immensità di spazio, dell’universalità di pensiero, della pienezza del sentimento, della dolcezza e grazia e della beatitudine. Appare riduttivo riferirsi al cielo come collocazione della divinità e guardare alle nuvole o alle stelle in modo stereotipato. Il cielo può essere anche nel ’profondo’. Il latino altus significa sia alto che profondo (vedi: nell’alto dei cieli).

Il migliore senso cristiano del cielo è spiegato da S. Paolo nella I lettera ai Corinti (15, 47-49): Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste ...

Anche i Fioretti di S. Francesco ricordano il cielo. Il Poverello pregava così: O Signore mio del cielo e della terra, io ho commesso contra a te tante iniquità e tanti peccati ... (IX). La santità di frate Bernardo invece consisteva nel dover sostenere numerose battaglie spirituali che avrebbe superate per esercizio di virtù e corona di meriti ... perché era uno de’ commensali del reame del cielo (VI).

La povertà - diceva sempre Francesco - è quella virtù la quale fa l’anima, ancor posta in terra, conversare in cielo con gli Agnoli. Questa è quella ch’accompagnò Cristo in sulla Croce; con Cristo fu soppellita, con Cristo resuscitò, con Cristo salì in cielo ... e in questa vita concede all’anime che di lei innamorano, agevolezza di volare in cielo (XIII).

Infine citiamo quando S. Francesco e S. Ruffino ignudi predicarono in Assisi in una chiesa dove la gente pensava che fossero impazziti per la troppa penitenza. Frate Ruffino disse: Carissimi, fuggite il mondo e lasciate il peccato; rendete l’altrui, se voi volete schifare lo ‘nferno; servate li comandamenti di Dio, amando Iddio e ‘l prossimo, se voi volete andare al cielo; fate penitenza, se voi volete possedere il reame del cielo. Anche S. Francesco sul pulpito cominciò a predicare così maravigliosamente dello dispregio del mondo, della penitenza santa, della povertà volontaria, del desiderio del reame celestiale e della ignudità e obbrobrio della passione del nostro Signore Gesù Cristo, che tutti quelli ch’erano alla predica, maschi e femmine in grande moltitudine, cominciarono a piagnere fortissimamente con mirabile divozione e compunzione di cuore ...(XXX). [di P.I.M., 12 maggio 2006, La SS. Annunziata].

 

ERA UNA NOTTE CALMA ...

Era una notte calma, alto il silenzio. La navicella mia fendeva il mare

sui flutti scivolando ardita e bella dell'Oceano immenso e sconfinato.

Il mondo, l'universo giaceva muto all'ombra amica dell'azzurro cielo

e pareva ascoltare la voce dell'Eterno.

Quando, improvvisi s'alzarono i cavalloni e la fragile barchetta fece naufragio:

era la Trinità che m'assorbiva ...

Ho trovato rifugio in quell'abisso.

A riva ormai nessun potrà ritrarmi tuffata come sono nell'infinito.

Qui l'anima mia respira, qui s'addormenta,

vivendo coi "suoi Tre" nel tempo eterno (Elisabetta della Trinità m. 1906).

 

LA PIOGGIA ...

La pioggia scende dal cielo con una sola forma, ma produce forme diverse. Una sola sorgente infatti irriga tutto un giardino e una sola specie d'acqua cade in tutto il mondo; ma diventa bianca nel giglio, rossa nella rosa, purpurea nelle viole e nei giacinti, in altre svariate forme nelle varie specie di piante; in una forma nella palma e in un'altra nella vite. E' tutto per tutte le cose. E' tutto per tutte le cose, ed è sempre acqua non diversa da quella di prima: la medesima pioggia che in continuazione si trasforma, cadendo in una forma o in un'altra. Così lo Spirito ... (Cirillo di Gerusalemme m. 387).

 

AFORISMI DI LUCE E DI AMORE (161)

Tenga conto di quanto segue: Cerchi di scegliere non il più facile, ma il più difficile.

... Tenda non a ciò che è riposante ma a ciò che è faticoso.

Non a ciò che dà consolazione; non al più, ma al meno.

Non al più elevato e prezioso, ma al più basso e di poco prezzo.

Non a voler qualcosa, ma a non voler nulla ..." (S. Giovanni della Croce).

 

LE CAUSE DELLA ROVINA DI UNO STATO

Platone, principe dei filosofi ... affermava non avenire mai che nuova ragion di canti si ricevessero al vulgo e in uso senza qualche prossima perturbazione publica. Che quella e quell’altra armonia sia cagione di pervertere una republica, né io lo crederrei ... Altre sono le vere cagioni, altri sono li veri indicii [indizi] quali dimostrano l’apparecchiate ruine [prossime rovine] alle republiche, fra’ quali sono la immodestia, l’arroganza, l’audacia de’ cittadini, la impunità del peccare, la licenza del superchiare e’ minori, le conspirazioni e conventicule di chi vuole potere più che non si li conviene, le volontà ostinate contro i buoni consigli, e simili cose a voi notissime, sono quelle che danno cognizione de’ tempi, se seguiranno prosperi o avversi ... (Platone).

[Non è la musica o qualche novità musicale - come affermava Platone - che rende gli stati vittime di perturbazioni politiche, ma la corruzione che è nell’interno degli stessi stati]. Brano tratto da un estratto di studi musicali: Poetiques de la Renaissance, Giovanni Zanovello, Les humanistes florentins et la polyphonie liturgique, Ginevra 2001, Appendice, Leon Battista Alberti, Profugiorum ab aerumna libri tres (I).

 

IL VIAGGIO ...

Mantenendosi nel più profondo intimo di questo suo regno interiore, l'anima lo domina tutto ed ha la libertà di recarsi in qualunque luogo le torni gradito, pur senza abbandonare il suo posto, il luogo del suo riposto ... (Edith Stein).

Alcuni luoghi sono difficili da attraversare. Solo vaghi lumi, splendori tramandati, indicano la via. Conoscere è apprendere la strada malagevole. Il vero delle cose è difficile in ogni ordine e in ogni tempo. Chi vuole conoscere la verità deve lasciare ogni illusione di appagamento. E' il cammino che ha l'eccellenza, non la meta che si estende nell'inconoscibile (Anonimo).