Ricordare e comprendere- Home

 

 

Incarichi e vita comune nel convento della SS. Annunziata di Firenze (Servi di Maria)

 

La Visita del padre provinciale dell'Ordine dei Servi di Maria del 1787 (conservata nell'Archivio del convento) è scritta in italiano e, ben dettagliata, ricorda gli incarichi dei frati e la vita comune del convento della SS. Annunziata in quest’anno. Il numero dei frati di famiglia è di 76, così composti:

4 chierici novizi (studenti che si preparavano al sacerdozio)

5 laici novizi (i futuri conversi)

3 laici oblati (i conversi prima del noviziato)

22 laici professi (conversi, cioè frati non sacerdoti, addetti a mansioni che non erano di governo o liturgiche)

6 chierici ex novizi (studenti dimessi dal noviziato)

3 chierici professi (studenti che avevano professato giuridicamente la loro appartenenza all’Ordine)

15 padri, cioè sacerdoti (frati addetti alle liturgie, al coro, al governo della comunità o agli studi)

2 baccellieri (insigniti del primo grado accademico)

16 maestri in S. Teologia (insigniti del secondo grado accademico).

 

CONVENTO. Una frate laico professo era il portinaio, addetto stabilmente all’ingresso del convento. Un campanaio, un laico oblato, avvisava e convocava i frati o anche gli estranei con i suono delle campane.

La grande cucina aveva un cuoco, un laico novizio, e un sottocuoco, un oblato.

Nel 1787 il convento aveva anche un forno in proprio non aperto alla vendita al pubblico: il fornaio era un laico professo che praticava il mestiere da molti anni. Aveva come apprendista un oblato sottofornaio.

Andava in piazza per le spese del convento, lo spenditore (laico professo) che nel 1787 era anche dispensiere, cioè il fornitore della dispensa e della cucina. Un laico professo era canovaio cioè l’addetto alle cantine. Il refettorio e tutto quanto lo concerneva era affidato al refettoraio (laico professo).

Il frate foresteraio (laico professo) invece si occupava degli ospiti e dei locali adatti al loro alloggio in convento.

Esercitavano altri mestieri utili lo speziale o farmacista (laico professo); il letteraio (laico professo), che si occupava della corrispondenza, forse come spedizione e ricevimento; il barbiere (laico novizio); il falegname (oblato) per i manufatti di legno più grossolani e il legnaiolo (laico professo) forse per i lavori più rifiniti e comuni.

Nell’infermeria i frati degenti erano 6, di cui due «accidentati» e quattro permanenti, molto anziani. Addetti alle cure erano il primo infermiere (laico professo), un secondo infermiere (laico novizio), due assistenti (laici professo e novizio) e un aiutante (laico novizio).

Gli incarichi in convento conferiti ai padri erano il massaio (sacerdote) con un sottomassaio (laico professo) che si occupavano delle masserizie e delle cose mobili; il depositario, che riceveva in deposito denaro o cose mobili; il segretario (maestro), per l’organizzazione degli affari e degli atti di una certa importanza relativi ai padri; il sindaco delle riscossioni (maestro), responsabile delle riscossioni anche degli affitti degli immobili di proprietà del convento; il sindaco delle liti (sacerdote), ovvero il procuratore nelle controversie legali anche con altri conventi; il camarlingo (maestro), cioè l’economo che provvedeva all’amministrazione dell’intero convento, e teneva i libri contabili; e infine l’archivista (maestro).

Dai padri sacerdoti e graduati era eletto il priore (maestro).

 

SANTUARIO. L’importanza del Santuario esigeva un primo sagrestano (maestro) che era anche conservatore del culto alla Madonna Addolorata, un secondo sagrestano (sacerdote) con un aiuto sagrestano (oblato) e un sagrestano della cappella della SS. Annunziata (sacerdote) con un sottosagrestano della cappella (laico professo). Un ceraiolo (sacerdote) aveva in consegna le candele e la cera mentre un cerimoniere si occupava della direzione delle funzioni solenni e anche dell’ordine delle precedenze.

Data l’affluenza di fedeli al Santuario necessitavano molti confessori: 6 sacerdoti erano addetti per tutto il loro tempo alle confessioni, 16 (di cui 7 maestri) secondo le necessità perché ricoprivano anche altri uffici. Un sacerdote era confessore dei religiosi e un altro sacerdote (ex eremita) e un maestro erano predicatori.

Per il canto, un sacerdote aveva l’ufficio di maestro di coro e un altro era maestro di cappella.

Nel 1787 era ancora presente l’Opera della SS. Annunziata ed un padre maestro ricopriva l’incarico di Primo Operaio.

 

NOVIZIATO, PROFESSATO E STUDIO. Nel 1787 il noviziato accoglieva novizi fiorentini e due novizi di Lucca; gli ex novizi erano 8 di cui due figli della Provincia Toscana, tre figli del convento di Firenze, uno del convento di Pisa, uno del convento di Montepulciano e uno del convento di Corvaia. I chierici professi ammontavano a tre: un diacono di S. Maria dei Servi di Bologna studente in teologia, uno del convento di Siena studente in teologia e uno del convento di Sassari studente in filosofia.

Anche due sacerdoti studiavano teologia: uno apparteneva al convento di Passignano e l’altro a quello di Siena. Un graduato baccelliere, del convento di Pisa. proseguiva gli studi per conseguire il secondo grado accademico.

Soprintendeva il reggente agli studi generalmente un giovane maestro che aveva ricevuto di recente il grado in altri collegi della Provincia Toscana.

Gli insegnanti erano il maestro dei novizi e convittori con due sottomaestri; il maestro del canto del noviziato; il maestro degli ex novizi con il sottomaestro degli ex novizi (baccelliere). Un altro padre baccelliere era lettore di filosofia e lettore dei casi di coscienza. Un laico professo fungeva da servitore del convitto (la scuola per giovani).

La vasta biblioteca (libreria) era affidata a due padri bibliotecari (maestri) e al custode della libreria (laico professo).

 

RAPPORTI CON TERZI. Il convento aveva dei possedimenti immobiliari in campagna. Quattro frati conversi erano delegati ai poderi, come fattori. Vivevano sul luogo e la loro assenza da Firenze poteva durare a lungo. Ma erano considerati ugualmente parte del convento.

Le suore Mantellate avevano il padre correttore che era anche il loro confessore ordinario. Un altro sacerdote era il confessore ordinario di monache (non Mantellate).

Nel 1787 due padri maestri erano dottori aggregati al Collegio Fiorentino dei teologi (Università).

Due laici professi, un sacerdote e un maestro infine non avevano mansioni specifiche in convento.

 

Paola Ircani Menichini

 

Tutti i diritti riservati