La Cappella musicale della corte di Toscana (1539 - 1859) di Riccardo Gandolfi

 

Monografia storica con cenni bio-biografici

 

Estratto dalla Rivista Musicale Italiana, vol. XVI, fasc. 3, 1909.

 

Il continuo vertiginoso succedersi di tanti avvenimenti politici e sociali fece sparire diverse utili istituzioni, che nel passato avevano contribuito a promuovere, presso di noi, lo sviluppo ed il progresso dell’arte.

Fra le altri istituzioni emerse, sopra tutte, la tre volte secolare Cappella musicale della Corte dei Principi Regnanti di Toscana, fondata da Cosimo I nel 1539, che vi prepose Francesco di Bernardo Corteccia, aretino di nascita, fiorentino di elezione, profondo conoscitore delle canoniche discipline, come lo attestano l’Innario, «contenente 32 Inni per l’Uffizio divino, secondo l’uso della Chiesa Romana et Fiorentina, messi in nuova maniera a tre, quattro e cinque voci colle cantilene del canto fermo dall’autore» e gli austeri Responsori della Settimana Santa, il Benedictus, il Miserere, alternati col Canto Gregoriano, sostituiti, nella Basilica Ambrosiana di S. Lorenzo, a quelli antichissimi di un tal Arnolfo e di Bernardo Pisano.

Allorquando, il 18 novembre 1888, lo scrivente, in una monografia letta all’Accademia del R. Istituto musicale di Firenze, proponeva di riportare fra le mura del Tempio di S. Lorenzo, il monumento di F. Landino indegnamente trafugato a Prato circa tre secoli prima, espresse il voto che ivi una lapide marmorea fosse pure collocata per rammentare F. Corteccia.

Felicissimo risultato ebbero le proposte, e dopo due anni la Cappella della nobile famiglia Ginori accoglieva il monumento del cieco organista e la targa dedicata al maestro di Cosimo I e a due dei suoi colleghi canonici della Basilica Laurenziana con l’epigrafe così concepita:

A RICORDANZA

CHE

FRANCESCO CORTECCIA - LUCA BATI - MARCO DA GALLIANO

CANONICI LAURENZIANI

NEI SECOLI XV E XVI

CON SAPIENZA PROFONDA DI MAGISTERO

COLTIVARONO IN TOSCANA

LA MUSICA RELIGIOSA

IL CAPITOLO DI QUESTA BASILICA

NELL’ANNO MDCCCXC

CON GRATO ANIMO

PONEVA.

Non è poi fuor di luogo rammentare, che in quei giorni la Cappella Granducale non funzionava a Pitti, ove trasferì la sua sede soltanto dopo il 3 febbraio 1549 quando Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo, acquistò il monumentale palazzo, eretto da Filippo Brunelleschi.

Piero Manenti da Bologna, Giovanni del Cartolaro, Cristofano Malvezzi, Luca Bati, dopo il 1571, successori del Corteccia, al pari di lui versati negli artifizi dello stile detto di prima pratica, più che ai riti ieratici del tempio dedicarono le loro elucubrate polifonie ai madrigali amorosi della sala.

Marco da Gagliano, su entrato al Bati e rimasto in carica per bene 34 anni (1608-1642) lasciò invece, pagine di carattere liturgico, da emulare i modelli della scuola Romana; benché, musicando le azioni sceniche del Rinuccini e del Salvadori, avesse con slancio geniale adottati i principi innovatori della riforma melodrammatica.

L’elevazione nel concetto e la sublimità dello spirito, corrispondenti alle sue preziose doti di scrittore sacro, sono rivelate dal Credo degli Angeli, dalla Messa a sei voci in sol minore, dal cantico Nunc dimittis a 3 e 4 voci, e l’antifona a 5 voci per la distribuzione delle candele, dal Deo gratias finale con alleluja per il Sabato Santo, a 6 voci, dal Mottetto della Santa Croce Tuam Crucem, a 5 voci, dalle, due antifone Pueri Hebraeorum a 4 parti per la distribuzione delle palme, dal cantico Gloria laus per la processione della Domenica delle Palme, a 4 voci, e dai Responsori per il Mercoledì, Giovedì e Venerdì Santo, aventi il Benedictus, il Christus e il Miserere muniti di musica diversa per ciascuno dei suddetti giorni, lavori tutti che lo studioso può consultare nella Biblioteca del R. Istituto Musicale di Firenze, ritmati e trascritti in notazione moderna.

L’albo dei maestri comprese tra i titolari della Cappella anche Iacopo Peri detto Zazzerino, nominato Direttore della musica e dei musici, quando dal Sovrano fu incaricato di sopraintendere e organizzare i divertimenti, le feste e gli spettacoli della Corte.

Nelle cerimonie religiose si limitò a sostenere la parte di semplice cantore, non recandovi il contributo della sua penna esclusivamente monodica, ispirata dal genio del rinascimento pagano, inadatta ad interpretare, mediante le combinazioni armoniche, il mistico testo del graduale e dell’antifonario, ed esprimere i sentimenti cristiani dell’arpa davidica, Insieme all’autore della Dafne e della Euridice, secondo una nota estratta dall’Archivio della Guardaroba e testualmente riprodotta, nel 1606 prestavano servizio alla Reggia i virtuosi di canto e di suono (1):

Giovan Battista del Violino, Antonio Archilei, Vittoria Archilei, celebre soprano, la cui eccellenza nella musica e a tutti notissima, e che, come dice il Guidotti nella Prefazione della Rappresentazione di Anima et di Corpo data in luce nel 1600, in una scena moderna della Disperazione di Fileno, composta da Emilio del Cavaliere, "mosse maravigliosamente a lagrime in quel mentre, che la persona di Fileno movea a riso, ANTONIO NALDI, NICCOLÒ BARTOLINI, FRA BARTOLOMEO BINASCHI (dicembre 1607), GIOVANNI, castrato, FABIO FABRI, castrato, PAOLO, allievo del FRANCIOSINO, ALESSANDRO, simile, ANTONIO DI M. BIONDINO, simile, ANTONIO, simile, GIULIANO, simile, Pompeo DI GISMONDO DA MODENA, ALDOBRANDO TIRABOSCHI, LORENZO ALLEGRI, GIOVANNI ALBERTO MAGLI, GIULlO CACCINI ROMANO, uno dei capisaldi della riforma melodrammatica, benemerito per avere colle Nuove Musiche pubblicato il primo metodo teorico-pratico di canto dell’arte moderna; VITTORIO BALDACCI, VIRGILIO GORETTI, DOMENICO POGGI, ANTONIO DEL FRATE, GIOACHINO BIANCOTTO, violino (dicembre 1608), ANTONIO GAIJ, violino (Arch. di St. Guardaroba, Filza 279, n° 16).

Nel 1610, oltre i precedenti, erano impiegati presso Cosimo II (ivi, Filza 309, n° 16):

FRA LATTANZIO NERII, OOSIMO DI PIETRO CORSELLI, basso (1612), CATERINA DI DOMENICO AVANGELLI (1612), LUCREZIA DI BARTOLOMEO, detto il Mancino (1612), PIETRO RAFFAELLI, basso, in luogo del Corselli (1613), GIOVAN CASTOR, marsigliese, sonator di cencialto, ONORATO CASTOR, sonator di cencialto, GUGLIELMO BARDI, inglese, sonator di fiato, TUBBIA CRISTINAIT, tedesco, sonator di fiato, PIER FRANOESCO BALDINI (1616), ALESSIO TATITI (1616), GREGORIO DI SIMONE CHELLI, PIERO ASCHANTE, sonator franzese, DOMENICO SARTI, castrato, e per lui GIOVANNI BRAMANO, ANGELICO SCIAMERONI, Muzio EFREM (1616-1666).

Questo dotto, ma invidioso musicista barese, quantunque fosse fino all’anno 1622 qualificato Maestro di Cappella di Don Gesualdo Principe di Venosa, egli stesso nel 1617 in una poco reverente sua polemica con Marco da Gagliano confermò quanto havvi nell’Archivio della Guardaroba di Pitti scrivendo: «... et ultimlilimente l’essere io stato favorito dall’Altezze Serenissime di Toscana, d’esser arrolato nel numero de'suoi valorosi Musici etc. ...».

Senza indicazione di data, il già citato Archivio della Guardaroba enumera ancora i seguenti cantori e sonatori di Cappella di Sua Altezza (Filza 664, n. 14):

SETTIMIA CACCINI, figlia di Giulio Caccini, lodata interprete delle melopeiche creazioni paterne, CATEIUNA DI PIER M. CASTELLI, MARIA BOTTI, MADDALENA POLISENA, di DOMENICO POGGI CARLO, franzese, soprano, DOMENICO HONORATO MAGI tenore, GIOVANNI ANTONIO MARIANI, tenore, LUCA AGNOLETTI, soprano, FRANCESCO BURRI, contralto, POMPEO DA MODENA, liuto, LORENZO del liuto, GIOVAN BATTISTA DA GAGLIANO, tiorba.

Poco fu scritto intorno alla vita di lui, eppure la non comune sua perixia nell’arte dei suoni gli avrebbe dato il diritto di esser preso maggiormente in considerazione dai compilatori dei dizionarj biografici. Intanto, basterà far conoscere, almeno on gergo burocratico, uno stato sommario di servizio fino ad ora sconoscinto,

(A. C. St. Guardaroba, Filza 664, carte agg. a 14):

A dì 1° ottobre 1624 Giovan Batista da Gagliano entrò (fra ‘l sonatori) con provvisione di scudi 4r come in Filza a C. 1728.

A dì 9 giugno 1643 entrò Maestro di Cappella del Duomo con provvisione di ducati 10, come per rescritto di S. Altezza sotto a dì detto e anno.

Morì di gennaio 1650 ab Incarnatione.

Notisi però che nel 9 giugno 1643 non entrò veramente , maestro di Cappella del Duomo, ma solo esercitò ed ebbe la provvisione et l’autorità come se fosse o proprio Maestro di Cappella sino ad altro nuovo ordine (2).

La Bibl. Nazionale Centrale di Firenze possiede forse l’unico esemplare, al dire del Vogel, delle Varie Musiche di Giovan Batista da Gagliano - Libro primo - Nuovamente composto e dato in luce. - Con privilegio - In Venetia appresso Alessandro Vincenti 1623.

I Mottetti, Letanie et Salve Regina a 4 voci, Venetia 1603, non si trovano nelle librerie governative fiorentine: e lo stesso dicasi dei Mottetti a 6 e 8 voci - Venetia 1623.

Riprendendo ora la enumerazione dei musici addetti alla Corte, sono da aggiungere: AGNOLO CONTI, tiorba, DOMENICO ANGLESI, strumento, F Amo OLDRADI, di arpa. E nel concerto del ballo i seguenti (ivi, n. 4): GIOVACCHINO BIANCHETTI, TUBBIA, GIROLAMO LASAGNINI, PIETRO ASOLAN1, COSIMO GIOIA, CARLO ASOLANI, GIOVAN BATISTA DALL’AUCA. Ed i musici detti del concerto del Franzosino: LORENZO BUTI, el FRATE DELLA NONZIATA (P. Domenico Brancaccini), PAVOLO GRAZZI (sepolto alla SS. Annunziata nella sua Cappella di S. Biagio; nell’iscrizione è detto harmoniae buccinae moderator); IACOPO DEL FRANZOSINO, VERGILIO BALDACCI, VERGILIO GRAZZI, GIOVAN BATISTA LASAGNINI, STEFANO IACOMELLI, VINCENZO BACHERELLI. E finalmente STEFANO SOLDINI, strumentaio, e ALFONSO DI IACOPO PERI, compositore, reso famoso, non tanto dalle doti dell’ingegno, quanto dall’assassinio della moglie commesso la sera del 19 giugno 1642. ,

La riunione in Firenze di tanti valenti professionisti, stipendiati da S. Altezza, riuscì utile e vantaggiosa per aumentare il lustro e la solennità delle pompe religiose, promosse dalla pietà dei fedeli.

Ecco un esempio dell'importanza assuntavi dalla, musica.

Nella processione organizzata il 1° luglio 1629, quand’ebbero luogo le feste di S. Andrea Corsini, Benedetto Buommattei narra (Descriz. delle feste di S. Andrea Corsini - Fiorenza, nella Stamperia di Zanobi Pignoni 1632 - pag. 72): « ... succedeva (in processione) tutta la Cappella del Duomo, e del Granduca, con più di 60 cantori, ne' quali è valorosissimo e conosciutissimo Capo e Guida il Sig. Marco da Gagliano, Canonico della Insigne Collegiata di S. Lorenzo ...».

Intorno all’apparato ed alle musiche in Chiesa il diligente Cronista dice (pag. 65): «Incontro all’organo era un grande e rilevato palco per servizio della musica, che mattina e giorno vi fu per tutta l’ottava bellissima, avendone avuto il carico il Sig. Girolamo Frescobaldi musico celeberrimo del Serenissimo Gran Duca».

Più che in questa occasione, la munificenza della Principesca Famiglia Corsini si manifestò nella pienezza del suo splendore, quando 54 anni dopo ebbe luogo la traslazione di S. Andrea alla Chiesa del Carmine, conforme all’allegato n. 1.

Una nota copiata dal quaderno delle spese fatte in detta circostanza, e gentilmente favorita da S. E. il Principe Don Tommaso Corsini, fornisce alcune nuove informazioni interessanti per le Cronache Musicali Fiorentine del passato.

La distinta particolareggiata delle paghe assegnate ai musici che parteciparono alle feste di S. Andrea ci illumina sulle loro condizioni economiche, assai migliori delle attuali, poiché, nonostante le mutate abitudini sociali, e le maggiori esigenze della vita, le mercedi nelle nostre Chiese, da circa due secoli, non soffersero notevoli alterazioni. Per, esempio, nella Chiesa del Carmine, in occasione delle Feste di S. Andrea, per sei servizi un violinista percepiva venti lire: in Duomo, nel passato anno 1908, un professore di violino il giorno del Patrono, San Giovanni Battista, per un servizio ricevette tre lire!

Così pure, con la indicazione precisa della parte disimpegnata da ciascun individuo, lo stesso documento appartenente alla Casa Corsini ci fa conoscere la speciale classificazione degli esecutori, ripartiti tra le quattro cantorie provvisorie, o palchi che dir si voglia.

Quasi tutti i nomi registrati nel quaderno delle spese caddero in oblio; di alcuni soltanto è rimasta memoria.

PIETRO SANMARTINI, ANTONIO VERACINI, ANDREA KILLIER o KYLIER, appartenente ad una famiglia di strumentisti tedeschi, e BONAVENTURA CERRI, furono molto lodati dai contemporanei.

Tra i violinisti del Primo Palco figura iscritto FRANCESCO VERACINI, probabilmente padre di Antonio ed avo del celebre Francesco Maria, della cui vita sarebbe opportuno indagare le vicende per potere stabilire se i Veracini costituirono una dinastia musicale come i Couperin, gli Scarlatti ed i Bach.

Il documento di Casa Corsini nulla dice della musica scelta per questa circostanza, ma è presumibile che il M° Pietro Sanmartini incaricato della direzione tenesse a far udire i frutti del proprio ingegno, come già era avvenuto il 23 agosto 1671 alla Chiesa della SS. Annunziata per le feste celebrate a solennizzare la Canonizzazione di S. Filippo Benizi, Propagatore dell’Ordine dei Servi di Maria, In tale circostanza, come scrive il P. Prospero Bernardi Servita, fu eseguita da 8 cori la Messa del suddetto autore, con concerto di strumenti e sinfonie di trombe, tromboni, traverse e cornetti ...

Del Sanmartini sono rimasti alla Magliabechiana soltanto delle Sinfonie a due Violini e Liuto e Basso di Viola e dei Mottetti a voce sola.

Per ritornare all’argomento, oggetto di questa memoria, osserveremo che, non solo nelle Chiese principali, bensì anche in quelle di minore importanza, si sollecitava dal Principe il con corso degli artisti di ‘Corte, ove si consideri una supplica di suor Elisabetta Albizzi, Badessa del Monastero di S. Felicita, che gli chiedeva pel dì 10 agosto, festa dei SS. Maccabei, di mandarle a cantare la Messa i suoi cantori di Cappella (Ivi, Filza 664, n. 7) (3).

Le spese occorrenti, per le retribuzioni dovute al personale, sembrando eccessive, in alcune riforme suggerite alla Cappella Musicale si faceva osservare: (Arch. Della Guardaroba, F. 664) «come il Granduca spende Ducati 4250 l’anno per le musiche ..., e fa notare quindi come sieno scadenti e vecchi alcuni musici, e propone ai preti di doversi dare o cappellanie o canonicati di S. Lorenzo, agli altri, altri uffici con cui possan vivere: e ciò sarebbe con molta lor soddisfazione e miglioramento della Cappella. Nella quale potrebbe determinare che il numero dei cantori fosse solo di 5 voci, cioè due soprani, un contralto, ‘un tenore e un basso ... con un sonatore di strumento, un sonatore d’arpa, uno di tiorba, ed un Compositore o Maestro di Cappella che si voglia dire: perché questo concerto potrebbe servire per la necessità, potendosi cantare le Messe e vespri a 5 voci molto bene ...; et quando alcuna volta occorresse cantare a 6 od 8 voci in pieno, non importando le altre ... , si potrebbero pigliare quelli della Cappella del Duomo, che sempre ve ne sono delle mediocri, siccome si usa al presente ... I sonatori di Viola e Violino si possono cavare da Franzesi, i quali sono in più luoghi, come fa Mons. Pietro ...».

Le proposte economie avevano il merito di alleggerire l’erario principesco, non quello di servire alle ragioni - dell'arte, ed erano scusate dal modo primordiale di esecuzione della musica Chiesastica.

I ripieghi usati riuscivano spesso tali da svisare il carattere delle composizioni e le intenzioni degli autori: ad esempio, il rinomato P. Macchetti, Monaco Camaldolese, discepolo del Legrenzi e del Tarditi, alla fine del secolo XVII a Pisa non ebbe scrupolo di fare eseguire col cornetto, sonato dal famoso Killier, la parte scritta per voce di tenore.

Con la scomparsa di Marco da Gagliano, avvenuta il 24 di febbraio 1642 (stile fior., v. Arch. Centr. di Stato, Auditore delle Giurisdizioni, Filza 32, n. 270-273), e di Giovan Batista suo fratello, avvenuta di gennaio 1650 (st. fior., V. sotto), cessò per la Cappella Granducale quel luminoso periodo, che le ha procurato una ben meritata notorietà negli annali della musica in Firenze.

Dal 1650 al 1710, essendo interrotto l’ordine dei Direttori della Cappella Granducale, non è improbabile ne facessero le veci alcuni Maestri della Cattedrale nominati con rescritto Sovrano; ipotesi avvalorata dal fatto che D. Bonaventura Cerri compose musiche per la Strage dei Mostri: festa a cavallo nel giorno natalizio del Serenissimo Granduca Cosimo III (4).

Il Lulli, il Veracini, il Cherubini, glorie autentiche del genio Toscano, non trovando in patria un campo abbastanza vasto per le loro gesta, cercarono altrove fortuna migliore.

Ciò nondimeno, anche in seguito coi Medici, e poscia sotto la dinastia di Lorena, l’importante istituzione continuò a corrispondere degnamente alla propria missione, soddisfacendo alle successive esigenze dell’arte, nonché al decoro del culto; e la maggior parte dei maestri che diressero la Cappella provvidero i servizj divini di composizioni proprie, scritte correttamente sotto l’aspetto tecnico, talvolta forse meno conveniente per quanto concerne l’indirizzo estetico influenzato dalla volubilità del gusto profano.

Le opere chiesastiche di FRANCESCO MARIA NANNUCCI, di GIUSEPPE MARIA ORLANDINI, appartenenti ancora all’epoca della dinastia Medicea, sono scarsissime, e rare a trovare. Non così quelle prodotte sotto i Granduchi della Casa di Lorena, raccolte in buon numero nell’Archivio di Pitti, che venne poi riunito alla Biblioteca del R. Istituto Musicale di Firenze. La loro elencazione si legge in fine della presente monografia (Allegato n. 2).

Il regno di Francesco II di Lorena, Imperatore d’Austria e Granduca di Toscana (1737 - 1765), non ebbe importanza negli annali della Cappella.

Valendosi delle notizie ricevute verbalmente dall'Archivista M° Giuseppe Lorenzi, il Picchianti nella vita di Salvatore Pazzaglia scrive:

Pietro Leopoldo (1765-1790), sempre intento alle gravi cure del Regno ed alle utili riforme dello Stato, non potè che leggermente occuparsi della musica; però non ebbe stipendiato ai suoi servigi che pochi distinti professori di quell’arte. Uno di essi fu il famoso livornese PIETRO NARDINI, delicato e soave violinista rappresentante in Firenze la Scuola Padovana, che tra i migliori suoi alunni annoverò GIOVANNI FELICE MOSELL, e LUIGI CAMPANELLI, succedutigli nell’ufficio di Primo Violino e Direttore presso il Sovrano.

L’antica Cappella dei Medici, situata al Primo Piano di Pitti, ritenuta angusta e di accesso incomodo, fu abbandonata per l’attuale più vasta, fatta costruire da Pietro Leopoldo nel piano terreno dal lato destro del cortile.

Meno occupato del padre negli affari dello Stato, Ferdinando III (1790-1823), s’interessò maggiormente al culto di Euterpe, e quando diventò Granduca di Toscana, cominciò a spedire ordini da Vienna perché il Pazzaglia componesse espressamente un gran Te Deum ed un Veni Creator Spiritus, per eseguirsi nel Duomo di Firenze in quel giorno che del Governo di Toscana prenderebbe investitura.

Soddisfatto il Granduca di queste nuove composizioni del Pazzaglia, per Sovrano rescritto lo dichiarava maestro di musica della sua Corte, e in seguito lo incaricava della organizzazione di una Cappella fissa per gli ordinarj suoi servizj di Chiesa e di Camera. I progetti del maestro vennero interamente approvati, sì per la somma degli stipendi, come per la scelta degli artisti, che fece cadere su i migliori del tempo.

VEROLI, Senesino (5) e NERI furono nominati per Soprani, PORRI ed il MANZOLETTO per Contralti, GIACOMO DAVID e SCONELLI per tenori, e per bassi il BENUCCI ed il GHERARDI.

A questi aggiungevasi un sufficiente numero di strumentisti, i più abili che allora fossero in Firenze.

Per questa rispettabile riunione di artisti, che onorava e l’approvazione e la scelta, un ben fornito archivio di musica richiedevasi, e questo mancava allora alla Corte.

Tutto quel poco di antica musica, che fino dal Regno Mediceo ivi rimaneva, insieme a copiosa biblioteca, era stato donato al pubblico da Pietro Leopoldo nel partirsi di Toscana ed aggregato alla Libreria Magliabechi.

Diedesi opera, pertanto, a raccogliere prontamente una copiosa collezione di composizioni da Chiesa e da Camera, le più stimate in allora.

La lodevole iniziativa continuò efficacemente mercè bene intesi e ragguardevoli acquisti, per modo, che quando l’Archivio di Pitti fu riunito alla Biblioteca del R. Istituto Musicale, senza contare le partiture d’orchestra delle opere teatrali, degli Oratorj, delle cantate e di altre opere vocali e strumentali, possedeva una raccolta di opere chiesastiche, classificate separatamente in musica per i divini uffizj della mattina, in musica per i divini uffizi del giorno, e per preci diverse.

Si contano oltre seicento Messe di Gloria e ottanta per i defunti, quasi tutte di Maestri vissuti nello scorcio del settecento e nel primo quarto del secolo passato (6). ‘

Le impressioni ricevute durante una educazione informata alle tradizioni della famiglia imperiale austriaca, e il soggiorno prima a Salisburgo e poscia a Wurzburgo, determinarono nel giovane principe una siffatta passione per la musica tedesca, che, ritornato in Toscana, voleva continuamente riudire nei trattenimenti ufficiali e privati, e nelle cerimonie religiose eseguite dalla propria Cappella, le predilette composizioni del Gluck, dei due fratelli Haydn, del Mozart, dell’Eybler, del Krommer e di altri molti.

L’indice dei pezzi di Giuseppe Haydn, appartenenti numerosi all’Archivio Palatino, riportati nell’annesso n. 3, prova la preferenza del Sovrano per la classica arte del sommo compositore Viennese, che s’imponeva all’ammirazione universale, soprattutto grazie allo stile nobile e castigato, nel quale regna perfetto l’equilibrio tra il sentimento e la ragione, l’inspirazione e la scienza, il concetto e la forma.

L’esempio offerto dall’Augusto Mecenate ebbe benefico infìusso sulla diffusione in Firenze della musica Haydniana; i ritrovi aristocratici coltivarono con serietà il genere strumentale da Camera, quello religioso figurò degnamente nei templi principali.

A palazzo Vecchio, nel salone dei Cinquecento, i virtuosi di Camera e Cappella di S.A.I., unitamente a numerosi dilettanti e artisti, apprestarono grandi esecuzioni dell’Oratorio La Creazione del Mondo, e gli amici della musica, volgendo l’anno 1830, sotto gli auspicj di Giuseppe Haydn, fondarono la Società Filarmonica Fiorentina, destinata a educare il gusto del pubblico con concerti periodici, interessanti e piacevoli.

Ferdinando III non pensò soltanto alla musica per la Cappella Palatina, ma anche per quella del Duomo di Pisa, alla quale donò una serie di bellissime copie di partiture dell’Archivio di Salisburgo e di quello di Pitti.

Quando il Granduca andava a passare la stagione invernale a Pisa, da intelligente violoncellista combinava la sera esecuzioni di trio e di quartetto, e spesso di pezzi vocali.

NICOLA BENVENUTI, nominato, verso il 1818, Maestro di Camera e Cappella onorario, lo dilettava sonando il pianoforte e l’organo, e altrettanto il Cappellano Peselli, che con la sua bella voce di basso, maestrevolmente modulata, gli procurava gradevoli soddisfazioni artistiche.

Interveniva ogni tre anni in Duomo alle feste di S. Ranieri e desiderava sentire l’Ouverture del Prometeo di L. V. Beethoven: o più spesso la Sinfonia vocalizzata delle Nozze di Figaro del Mozart, idea originale compatibile soltanto con le abitudini di un tempo ormai lontano da noi (7).

Per mancanza, di geniali ispirazioni, non guidato da criterj prestabiliti, bensì per forza di consuetudine, Leopoldo II segui l’esempio del padre, epperò il repertorio della Cappella rimase quasi inalterato fino all’ultimo giorno della sua non ingloriosa esistenza, terminata colle sublimi pagine della Messa di L. V. Beethoven, diretta dall’illustre Teodulo Mabellini.

Quanto valesse nella musica l’impareggiabile Pistoiese lo attestano i Responsori per la Settimana Santa, dotti senza pedanteria, castigati nello stile, severi, malgrado l’elegante modernità degli atteggiamenti melodici, coloriti con splendida, armonica veste, e densi di profondo sentimento, che lo elevarono all’altezza dei Corteccia e dei Gagliano.

La sua Messa di Requiem, dedicata a S. M. la Regina Isabella II di Spagna, è l’emanazione di un poderoso ingegno che, a parte alcune prolissità, causate dagli ampi svolgimenti tematici, contiene in compenso potenti immagini ispirate dalla lirico-drammatica poesia del testo e dalla coefficiente grandiosità del soggetto.

Talvolta il Mabellini, bisogna convenirne per sincerità storica, riuscì volgare, ma ciò avvenne precipuamente nei pezzi cosiddetti di circostanza per Sagre e feste di campagna, oggi dimenticati, essendo rimasti inediti.

L’indole particolare di questo scritto non consentendo di tratteggiare intera la figura artistica del Mabellini, basterà riprodurre l’epigrafe che fiancheggia in Firenze, via de' Bardi al n. 27, la porta della casa da lui abitata per molti anni, e che ne ricorda la mente e l’opera.

A

TEODULO MABELLINI

NATURA PRIVILEGIATA DI MUSICISTA

AUTORE AMMIRABILE

PER DOTTRINA DI PURO STILE

INTERPRETE FEDELE

DELLE SUBLIMI MANIFESTAZIONI DEI CLASSICI

MAESTRO ESEMPLARE

PER SAVIO E RAGIONATO INSEGNAMENTO

GLI ALUNNI RICONOSCENTI

CON UNANIME PENSIERO

RIUNITI IN COMITATO

IL DÌ X MARZO MDCCCXCIX

SECONDO ANNIVERSARIO DELLA MORTE

POSERO QUESTO RICORDO

OVE PER OLTRE MEZZO SECOLO

CONDUSSE VITA

MODESTA OPEROSA UTILE

(R. Gandolfi).

 

...

(1) L’autore deve una speciale parola di gratitudine al dotto P. Raffaello M. Taucci dell’Ordine dei Servi di Maria, che gli procurò alcune informazioni utili per questo lavoro.

(2) Arch, dell’Opera di S. M. Del Fiore - Suppliche, Rescritti, ecc.: Anno, 1643-48, n. 7, nel rescritto firmato da Ferdinando II alla supplica di G. B. da Gagliano in cui domanda che gli sia confermata la carica di Maestro di Cappella tenuta da suo fratello Marco per 35 anni, e retta da lui stesso per 19 anni per l’impotenza di suo fratello.

(3) Suor Lisabetta degli Albizzi visse nel Monastero di Santa Felicita dal 1619, anno della vestizione, al 1680, che fu quello della sua morte.

(4) «Musiche composte per la Strage de' Mostri: festa a cavallo nel natale del Serenissimo Gran Duca Cosimo III, del Prete Bonaventura Cerri».

Erroneamente il Fétis asserì che il manoscritto del Cerri si trovava al palazzo Pitti. Nel 1865 quando fu pubblicata la «Biographie universelle des musiciens» nessuna nota musicale esisteva più nel palazzo reale: la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e quella del R. Istituto Musicale non posseggono il manoscritto della Strage de' Mostri.

(5) Da non confondersi con l’altro Senesino, già tanto applaudito, specialmente a Londra, circa cinquanta anni prima.

(6) I nomi degli autori registrati nel catalogo sono: Albrechtsberger, Bach, Bamberg, Beethoven, Bono o Bonno, Bononcini Ant., Brandi, Brixi, Buchler, Cartellieri, Cherubini, Clari, Conti Ignazio, Danzi, Dedler, Demar, Diabelli, Ditters von Dittersdorf, Drechsler, Dreyer, Dusseck, Eberlin, Endzholzers, Eybler, Fanfani, Freundthaler, Fux, Gaensbacher, Gassmann, Gatti, Gherardi, Gherardeschi Filippo, Gleissner, Groll, Grunberger, Guglielmi, Girowetz, Haydn, M., Haydn G., Haydenreich, Heimerich, Himmel, Hirchberger, Hoffmann, Holzbauer, Holzmann , Hummel, Iomelli, Kanne, Kaver, Kluge, Kluger, Kniescheck, Kobricht, Kozeluch, Kreusser, Kreutzer, Krommer Kinsky, Lesser, Lechner, Leidesdorf, Lickl, Martini, Mascheck, Marx, Maderitsch, Mehul, Moneta, Morlacchi, Mozart, Neumann, Neukom, Novotni, Ohnewald, Paer, Paisiello, Palestrina, Paterwitz, Pazzaglia, Perez, Pergolesi, Perti. Pickel o Pickl, Pleyel, Preindl, Reutter, Rieder, Riepel, Righini, Roeder, Sailer, Sales, Salieri, Sarti, Sborgi, Scarlutti, Schacht (von), Schiedermayer G. B, Schuster, Seifried, Spech, Spohr, Stadler, Starke, Sterckel, Stolzel, Strobach, Sussmayer, Tayber, Tomascheck, Ullinger, Vogel, Vogler, Volkert, Vanhal, Weber, Weigl, Westermayer, Winneberger, Winter, Witt,Wozet, Wraniczkay, Wschemiansky, Zeigler, Zingarelli.

Causa la poca cerrettezza di alcuni manoscritti, e la mancanza di notizie intorno ai loro autori, l’ortografìa di certi nomi probabilmente non è esatta.

(7) Le notizie concernenti la musica in Pisa sono state gentilmente comunicate dall’illustre prof. C. Fedeli.

 

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